L’ipomineralizzazione dello smalto, conosciuta anche con gli acronimi EH e MIH, è una patologia che, sebbene ancor poco nota, sta sfortunatamente raggiungendo proporzioni endemiche. Si tratta di un disturbo che interessa la formazione dello smalto dentale e che colpisce prevalentemente i bambini, causando i cosiddetti “denti di gesso”.

 

Per via del numero sempre crescente di bambini afflitti da questa patologia, è particolarmente importante conoscerne i sintomi e l’eziologia. Questo non solo per poter agire prontamente nel caso in cui si manifesti, ma anche per appendere di più su come avere denti bianchi, forti e sani fin da piccoli.

 

MIH/EH: di che cosa si tratta esattamente?

 

MIH e EH sono due acronimi che stanno rispettivamente per ‘molar incisor hypomineralization’ ed ‘enamel hypomineralization’; tradotti in italiano questi due termini stanno a indicare la presenza, più o meno estesa, di ipomineralizzazione dello smalto a carico dei denti permanenti.

 

L’MIH è una malattia che riguarda sempre più bambini e che, come si evince dal nome, interessa i molari e gli incisivi permanenti in eruzione. La diagnosi avviene solitamente intorno ai 7-8 anni, età in cui questi elementi dentari sono completamente fuoriusciti. L’EH indica invece, più generalmente, la presenza di difetti di tipo qualitativo che interessano lo smalto di elementi dentari sia decidui che permanenti.

 

La MIH si da con tre diversi gradi di severità, a seconda della gravità dei difetti di mineralizzazione presenti, ovvero può essere:

 

  • mite o lieve: in questo contesto l’ipomineralizzazione si dà come lieve cambiamento di colore dello smalto dentale, che si manifesta sotto forma di macchine di colore biancastro che appaiono solitamente su di uno o più molari e almeno su di un incisivo permanente. A questo stadio il danno interessa solo lo strato più superficiale dello smalto.
  • moderata: a questo stadio si nota la presenza di macchie di colore brunastro su di uno o più molari e almeno su di un incisivo; inoltre, si ha una perdita di sostanza dentale e lo smalto è dunque meno resistente e, a volte, può presentare dei crack.
  • severa: a questo stadio si rileva una notevole perdita di smalto che conduce alla progressiva esposizione della dentina sottostante. Questo comporta problemi di ipersensibilità nei confronti di freddo, zuccheri e aria, aumentando anche il rischio per il paziente di sviluppare carie.

 

Cause e sintomi

 

Purtroppo, non è stato tutt’ora possibile stabilire con certezza le cause all’origine di questa patologia. Tra quelle più accreditate vi sono: carenza di vitamina D, asma, diossine nel latte materno, infezioni a carico del tratto respiratorio superiore, malattia esantematiche, otite media, utilizzo di antibiotici… etc. Si tratta dunque spesso di problematiche che interessano la salute generale di un bambino e che si sono palesate durante i primi tre anni di vita di quest’ultimo, ovvero in quel periodo di tempo in cui avviene la mineralizzazione degli incisivi e dei molari permanenti. A questo proposito è interessante evidenziare come, nel lasso temporale che intercorre tra la ventottesima settimana in utero e i primi dieci giorni di vita di un bambino, gli ameloblasti inizino l’amelogenesi, ovvero quel processo durante il quale questi ultimi formano lo smalto dentale. Gli ameloblasti sono delle cellule estremamente sensibili e, il fatto di venire anche solo parzialmente disturbate nelle loro attività, conduce appunto alla ipoplasia, ovvero all’ipomineralizzazione dello smalto.

 

Il sintomo principale dell’MIH è dato dall’ipersensibilità dentinale. Questo in quanto lo smalto, assottigliandosi, aumenta la sensibilità dei denti nei confronti di stimoli esterni. I bambini che ne sono affetti lamentano spesso dolore durante lo spazzolamento dei denti o anche solo al contatto con aria fredda. La sensibilità dentinale gioca un ruolo fondamentale in qualità di aggravante del disturbo poiché spesso i bambini, nel tentativo di evitare il dolore causato dallo spazzolamento, finiscono per trascurare la propria igiene orale, favorendo così il deterioramento degli elementi dentari affetti.

 

Come intervenire?

 

Il tipo di approccio terapeutico da adottare varia notevolmente a seconda della severità con cui si presenta la patologia. Solitamente, in casi lievi o moderati, si procede con trattamenti volti a ridurre la sensibilità dentinale e a remineralizzare le aree afflitte. Questo approccio è reso possibile dal fatto che il danno interessa solamente lo strato di smalto più superficiale. Per ottenere questi risultati si ricorre soventemente all’utilizzo di dentifrici che contengono un alto livello di fluoro (1400ppm) e all’applicazione di fluoro topico sotto forma di gel. Inoltre, è possibile ricorrere anche a creme a base di calcio e fosfato amorfo immersi in una matrice di fosfopeptidi di caseina, sia a vernici a rilascio di fosfato, fluoro e ioni di calcio.

 

In ogni caso, nell’eventualità in cui si sospetti questo tipo di patologia, è necessario rivolgersi tempestivamente al proprio dentista di fiducia per una diagnosi accurata e per determinare il procedimento terapeutico più adeguato. L’agire prontamente è infatti una delle prassi migliori da adottare per capire come mantenere denti bianchi, forti e sani.